Una laurea ed un bicchiere d’acqua.

Certi laureati di oggi mi ricordano un po’ la nobiltà decaduta di un tempo, quella che, invidiando la “sostanza” della borghesia emergente, ostentava con alterigia tutta la propria “apparenza”. Vedo questi laureati, precari o comunque mediocremente pagati (se non proprio disoccupati), che ostentano la loro apparenza e invidiano la sostanza di chi, senza quel pezzo di carta, ha saputo costruire qualcosa di ben più redditizio.

Il problema è che in realtà in Italia una laurea ed un bicchiere d’acqua non si negano a nessuno, il che comporta due fenomeni tipicamente nostrani: lo svilimento apparente di tutto ciò che non richiede almeno un diploma di laurea breve, e la svalutazione sostanziale di gran parte di ciò che quel diploma consente. E così, meglio essere disoccupati in lettere che macellai, meglio scienziati della disoccupazione che idraulici, meglio laureati in un call center che meccanici.

Una laurea ed un bicchiere d’acqua.ultima modifica: 2008-02-13T19:10:00+00:00da ovvinionista
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4 pensieri su “Una laurea ed un bicchiere d’acqua.

  1. Il blog non ti autocensura, anzi, i tuoi commenti sono particolarmente graditi! Ho eliminato i precedenti perché erano risposte a miei post sul tuo blog, quindi non avevano senso di esistere qui.

    Per quanto riguarda il numero chiuso, non sono daccordo. Lo trovo antidemocratico. Però la selezione andrebbe fatta anno per anno, riducendo drasticamente il numero di laureati.

    IMHO tutti hanno il diritto di provare, ma nessuno ha il diritto di riuscire.

  2. ah ecco…quindi tu sei l’unico che ha capito la vera funzione dei commenti. avrei voluto anch’io adottare questo metodo, ma a quanto pare, qui nella blogsfera dell’ ex-virgilio non si avrà mai un grosso seguito. tornando al discorso del numero chiuso, io credo che una lezione seguita da 200 persone sedute per terra, valga 1/60 rispetto ad una lezione seguita da una cinquantina di persone che sono libere, grazie al numero esiguo, di partecipare attivamente al corso. quindi…o l’università italiana si attrezza per preparare adeguatamente tutti i propri iscritti, oppure si riduce drasticamente il loro numero. ci sono laureandi che ho avuto modo di seguire nella loro tesi che, credimi, non sarebbero stati degni nemmeno del diploma di scuola media.

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